Quando in un bosco ne percepisci la bellezza e diventi tutt'uno con il bosco, allora, intuitivamente, sei in armonia e in pace con le Dee e con gli Dei. Essi sono parte della nostra vera natura, la nostra Natura Profonda, e quando siamo separati dalla nostra vera natura, viviamo nella paura. Percepire questa normalità vuol dire dare un senso reale al vivere che è insito in tutte le cose.

Intraprendere la Via Romana al Divino significa iniziare un percorso di risveglio: praticando l'attenzione e la consapevolezza continua ci incamminiamo lungo una strada sapendo che ciò che conta è il cammino per sè più che la destinazione.

When you, entering a forest, perceive the beauty of the forest and you feel to be in a complete harmony with it, then, intuitively, you are in peace with the Deities. They are an essential part of our real nature, our Deep Nature, and when we are separated by our real nature we live in the fear. Perceiving such normality means giving a real sense to our lives.

Undertaking the Roman Via to the Deities implies a path to awakening: with the practice of continuing consciousness and awareness we undertake our walking knowing that taking the path is more important than the destination itself
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martedì 22 marzo 2011

Ateismo

La questione dell'Ateismo presenta dei caratteri peculiari nella Religione Tradizionale. L'ateismo convenzionale di fatto implica una negazione del "trascendente" nella realtà e nella Natura.

L'ateismo nella prospettiva tradizionale si presenta come una questione complessa difficilmente riducibile in concetti elementari. Ad un livello molto superficiale si può dire che l'ateo non è colui che nega l'esitenza degli Dei/Dee, ma colui che è "abbandonato dagli Dei/Dee". La prospettiva è quindi rovesciata con implicazioni molto complesse.

L'uomo abbandonato dagli Dei/Dee (anche per sua scelta) è un uomo abbandonato a sè stesso: quindi "ateo", privato della presenza degli Dei/Dee.

La Religione Tradizionale semmai pone la distinzione fra uomo religioso e uomo non religioso.

Se il mondo e la realtà sono "contenitori", interpretati da leggi formulate dalla scienza, gli Dei/Dee sono il "contenuto meta-fisico" di ogni ambito del reale e della Natura, che alla fine si presenta come forme di manifestazione delle divinità. Non è compito della scienza delineare formule o leggi per interpretare questo contenuto; l'interpretazione di questi nessi e manifestazioni è compito di una dimensione meta-scientifica.

Gli Dei/Dee possono essere ignorati o disprezzati: questo rende l'uomo non religioso. Questo però non implica una negazione della realtà sovrasensibile perchè altrimenti si avrebbe una menomazione e una degradazione della concezione che l'uomo ha di sè stesso, della Natura e della realtà.Questa degradazione si realizza perchè gli aspetti fondamentali dello spirito umano si legano proprio a questa dimensione sovra-umana che rende l'uomo e la realtà non più solamente un mero fenomeno quantitativo, ma qualitativo. Fermarsi solo agli aspetti quantitativi vuol dire "degradazione": le due prospettive (quantitativa e qualitativa) devono essere quindi integrate.

L'uomo oggi vive "amputato" di una dimensione e gli effetti di questa menomazione sono evidenti.Restituire "qualità" all'uomo e alla realtà vuol dire in primo luogo superare il "teismo" ovvero la personificazione ed umanizzazione del Divino, l'idea di Provvidenza, l'idea delle sanzioni , del Paradiso e dell'Inferno, il Divino legato ad una mera idea di Bene e di Male. Superare il Dio-Persona del "teismo" implica, conseguentemente un superamento dell'ateismo: svanisce il concetto di "credere" e di "credente" e parallelamente di "non-credente". Se quindi il termine "credente" perde il suo senso, allo stesso modo perde di senso il concetto di "ateo", nel senso convenzionale del termine.

7 commenti:

L. Livia Plauta ha detto...

Certo, molta gente adesso crede che l'unica alternativa sia tra monoteismo e ateismo. Il nostro compito è rendere visibile la terza possibilità.

Carmelo Cannarella ha detto...

Il teismo, che permea fortemente il monoteismo in particolare quello contemporaneo, è una forma di negazione del "trascendente" con la conseguente volgarizzazione ed immiserimento della sfera religiosa e dell'uomo. La critica del teismo (ateismo riduttivo) produce lo stesso risultato perchè viziato dal medesimo problema. La restituzione della dimensione trascendete, aspetto tipico delle religioni tradizionali politeiste, è quindi un compito primario che ci dobbiamo porre proprio come superamento del teismo e dell'ateismo. La religione tradizionale non può e non deve essere "teista" ovvero commettere lo stesso errore. Deve essere trascendente, altrimenti i nostri riti saranno fiacchi e folclore.

Recuperare quindi tracendenza per elevare la sfera religiosa non è la terza possibilità: è forse l'unica Via per restituire dignità qualitativa extra-meccanicistica alla Natura, all'uomo e alla realtà e per scongiurare la catastrofe totale a cui stiamo andando attualmente incontro.

Libanio Antiocheno ha detto...

"Solo la mistificazione e l’appiattimento – meglio, forse, sarebbe dire l’artata adulterazione - di determinate parole nelle lingue moderne, ha fatto sì che il senso dell’ateismo andasse del tutto perduto per diventare addirittura il frutto di una ‘scelta’ volontaria e personale, spesso presentata come la logica conseguenza per menti razionali e progredite".

http://bmdidario.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=57&Itemid=57

Carmelo Cannarella ha detto...

Caro Amico,
Concordo con le tue considerazioni osservando a tale proposito come l'immiserimento delle parole e del linguaggio trascini con sè (come conseguenza o come causa o entrambe?) la sterilizzazione ed il sovvertimento dei concetti. Questo accade per l'ateismo così come per altri concetti travolti da una vera e propria "perdita dei sensi"

Carmelo Cannarella ha detto...

Caro Libanio Antiocheno,
ho visto il tuo sito che considero di grande interesse. Mi complimento per la tua opera.
Pax et Fortuna

Libanio Antiocheno ha detto...

Grazie. Ricambio: anche questo blog, fra tanto ciarpame, mi sembra davvero degno d'interesse.
Ricordo che il brano riportato è estratto dall'opera 'Il divino Giamblico'.
Aggiorno il link:

http://bmdidario.altervista.org/excerpta/sullateismo

S A L V S

Carmelo Cannarella ha detto...

Naturalmente ho notato la citazione esaminando il tuo sito. Apprezzo molto la tua preparazione e il competente approfondimento di temi molto complessi e di grande interesse per il politeismo tradizionale latino contemporaneo.
Su alcuni di questi temi, che conto di affrontare a breve su questo mmio modesto blog, in futuro mi piacerebbe avere un tuo competente parere per uno scambio di opinioni e visioni.
Vale in Pace Deorum