Quando in un bosco ne percepisci la bellezza e diventi tutt'uno con il bosco, allora, intuitivamente, sei in armonia e in pace con le Dee e con gli Dei. Essi sono parte della nostra vera natura, la nostra Natura Profonda, e quando siamo separati dalla nostra vera natura, viviamo nella paura. Percepire questa normalità vuol dire dare un senso reale al vivere che è insito in tutte le cose.

Intraprendere la Via Romana al Divino significa iniziare un percorso di risveglio: praticando l'attenzione e la consapevolezza continua ci incamminiamo lungo una strada sapendo che ciò che conta è il cammino per sè più che la destinazione.

When you, entering a forest, perceive the beauty of the forest and you feel to be in a complete harmony with it, then, intuitively, you are in peace with the Deities. They are an essential part of our real nature, our Deep Nature, and when we are separated by our real nature we live in the fear. Perceiving such normality means giving a real sense to our lives.

Undertaking the Roman Via to the Deities implies a path to awakening: with the practice of continuing consciousness and awareness we undertake our walking knowing that taking the path is more important than the destination itself
.

lunedì 28 novembre 2016

Bona Dea - Fauna

Fauna - Bona Dea is a very peculiar Goddess and, even if totally unconsciously, still very "felt" and alive. She is a typical Italic divine force: a potnia, a divine force that still runs in the woods and forests.

Fauna, female polarity of the Faunus, is named as the "Good Goddess" (Bona Dea): she has oracular powers and secret rites, reserved only to women, were conntected to her. Fauna-Bona Dea is one of the main deity of Rome (all tutelary forces of Rome are feminine forces; Angerona, Bona Dea, Venus, Ops, Flora,etc ...). Therefore her attributes, her real name, cult, ritual formulas, her deepest features had to be kept secret, known only to resctricted circles of the Vestal Virgins and Matres Familias.

The Bona Dea festival falls on December 3 and on this day only Cultrices can make  libations to this Goddess.

Even if in the past the cult of bona Dea tended to be covered by similar cults from Greek tradition, the worship of Bona Dea, in its the authentic meaning and role, remains one of the most important cult in the Traditional Roman Spirituality.

Bona Dea is a "snake lady": she is in fact depicted surrounded by snakes. Even in the representations of other Goddesses or Gods, the presence of Fauna - Bona Dea is symbolized by the presence of a snake. The symbolism of the snake in the Traditional Roman Spirituality is very complex and requires further explanations actually not possible here. Even today in many small villages of Central Italy there the are many festivals where there are snakes: they are certainly examples of popular folklore in which the deepest values of these symbols are totally forgotten. In these festivals, in one way or another, however some link of the Italic populations with Fauna - Bona Dea still survive.

In Central Italy, in many forests woods traces of sites were once a Faunae Nemus or large stones that symbolized Bona Dea still can be found.

Bona Dea has powers related to medicine: there were priestesses (Magistrae Bonae Deae) that not only were involved in the most secret cults of this Goddess, but they had a deep knowledge of the secret virtues and properties of herbs and plants growing in the woods. All the (female) healers and shamans are related to Bona Dea: they, today as in the past, have a herbarium of "simples", especially women and children, may find remedies to treat diseases. This is the reason why Fauna is called Bona Dea: oracular power (shaman) together with medical power (healing).

The witches of all time invoke Bona Dea because Fauna shows the path to discover the inner and secret power of the plants to make filters and remedies against poisons and diseases.


Bona Dea, however, is also a "Lady of the Animals", especially the wild ones. As in the case of Apollo Sorano with his Luperci-Hyrpi, Bona Dea had priestesses: women-wolf (Lupercae-Hyrpae).

Women dressed in wolf skins celebrated secret rites to Bona Dea in the most hidden places of the woods since ancient times.

Probably one of these priestesses took care of the twins Romulus and Remus. Not accidentally, the temple of Bona Dea in Rome on the Aventine was placed in a site dedicated to Remo (Remuria).

Women should therefore never forget the worship and the figure of Bona Dea.

Bona Dea - Fauna

Una Dea molto particolare e, anche se in modo totalmente inconsapevole, ancora molto "sentita", è certamente Fauna - Bona Dea. Si tratta di una forza divina tipicamente italica: una potnia, una forza divina che si muove nei boschi e nelle foreste.

Fauna, polarità femminile di Fauno, è denominata la "Dea Buona" (Bona Dea), aveva poteri oracolari e ad essa erano collegati riti segreti riservati solo alle donne. Fauna-Bona Dea è una divinità protettrice di Roma (tutte le forze tutelari di Roma sono forze femminili; Angerona, Bona Dea, Venere, Ops, Flora, ecc...) e per questo i suoi attributi, il suo nome vero, i suoi culti, le formule rituali ad essa connesse, le sue caratteristiche più profonde dovevano rimanere segrete, note sole a cerchie ristrette di Vestali e Matres Familias

La festa di Bona Dea cade il 3 dicembre ed in questo giorno solo le Cultrices si ritrovano e possono fare offerte di libagioni a questa Dea. 

Nonostante in passato sia stata tentata una sovrapposizione di riti greci, il culto di Fauna-Bona Dea, nella sua declinazione tipicamente italica, rimane uno dei più importanti della Spiritualità Tradizionale Romana anche contemporanea. 

Bona Dea è una "signora dei serpenti": viene infatti raffigurata circondata da serpenti. Anche nelle raffigurazioni di altre Dee o Dei, la presenza di Fauna - Bona Dea è simboleggiata dalla presenza di un serpente. La simbologia del serpente nella Spiritualità Tradizionale Romana è molto complessa e richiede un approfondimento non effettuabile in questa sede. Ancor oggi in molti piccoli paesi dell'Italia Centrale esistono molte feste in cui sono presenti i serpenti: sono testimonianze certamente di folklore in cui ormai sono dimenticati i valori più profondi. ma queste feste che ancor oggi sopravvivono sono l'ultimo ricordo del legame delle popolazioni italiche con Fauna - Bona Dea. 

Nei boschi dell'Italia Centrale si sono ancora tracce di siti che un tempo erano un Nemus Faunae oppure si trovano grosse pietre che simboleggiavano Bona Dea.

Bona Dea ha poteri legati alla medicina: esistevano delle sacerdotesse (Magistrae Bonae Deae) che non solo erano chiamate a svolgere i culti più segreti della Dea, ma avevano la conoscenza profonda delle virtù più segrete delle erbe e delle piante che crescevano nei boschi. Le guaritrici e le sciamane sono legate a Bona Dea: esse, oggi come un tempo, tengono un herbarium di semplici dove, in particolare le donne ed i bambini, possono ricorrere per guarire malattie e trovare rimedi naturali. Per questo viene denominata Bona Dea: potere oracolare (sciamanico) e potere medico (guarigione).

Le streghe di ogni tempo invocano Bona Dea perchè tramite essa è possibile accedere ai poteri delle piante sia nella forma di filtri che di rimedi contro i veleni e le malattie.


Bona Dea è però anche una "Signora degli Animali", in particolare quelli selvatici. Come nel caso di Apollo Sorano con i suoi Luperci-Hyrpi, Bona Dea aveva delle sacerdotesse: delle donne-lupo (Lupercae-Hyrpae). Donne vestite di pelli di lupa celebravano riti segreti a Bona Dea nei luoghi più nascosti dei boschi sin dai tempi più remoti.

Probabilmente una di queste sacerdotesse potrebbe aver allevato i due gemelli:  Romolo e Remo. Non è un caso che il tempio di Bona Dea a Roma sorgesse sull'Aventino in una località dedicata a Remo (Remuria).

Le donne non dovrebbero quindi dimenticare mai il culto e la figura di Bona Dea.



mercoledì 2 novembre 2016

A strange encounter

A few weeks ago I decided to go to Florence and, of course, I took the opportunity to visit the Uffizi Gallery.

Needless to say, this gallery presents a huge amount of masterpieces and works of art from all periods. Obviously it caught my attention the collection of ancient statues present in the main corridors. For a Cultor, as I am, I was interested to watch and admire these sculptures both as works of art and as material representations of an idea of "Divine" which my own spirituality totally refers to.. A statue of Jupiter or Venus of Greek or Roman times are for me, not just a work of art, but a spiritual heritage: they are "my Gods" and "my Goddesses"!

While wandering in the gallery, I saw therefore so many statues of Gods and Goddesses. But a statue in particular caught my attention.




It is, quite clearly, a statue of Minerva. My photos are not very good, but I hope they can provide an idea.

Personally I have never seen a statue of Minerva like this. Her eyes and face turned upward, a face expression and a pose of the body that express, in my view, mainly "fatigue", "tiredness" even "dissatisfaction" and "impatience". The tunic is raised much more than usual: not only one can see the feet (in the classic "divination" pose), but also the ankles and legs.

I have no elements to compare this statue to other statues of Minerva and I do not know how to interpret her, how to "read" ... What is her message?

Uno strano incontro

Alcune settimane fa ho deciso di andare a Firenze e, ovviamente, ho approfittato dell'occasione per visitare la Galleria degli Uffizi.

Inutile ricordare che questa galleria presenta un'enorme quantità di capolavori ed opere d'arte di tutte le epoche. Ovviamente ha attirato la mia attenzione anche la collezione di statue antiche presente nei corridoi principali. Per un Cultor quale io sono, è stato interessante osservare ed ammirare queste sculture sia in quanto opere d'arte sia come rappresentazioni materiali di un'idea di Divino cui la mia spiritualità fa completo riferimento. Una statua di Giove o di Venere di epoca greca o romana sono per me, non solo un'opera d'arte, ma un patrimonio spirituale: sono i miei Dei e le mie Dee!

Camminando nella galleria ho quindi visto tantissime raffigurazioni di Dei e di Dee. Una statua però ha attirato la mia attenzione.




Si tratta, abbastanza chiaramente di Minerva. Ovviamente non sono foto di grande qualità, ma spero che possano rendere l'idea. 

Personalmente non ho mai visto una raffigurazione di Minerva come questa. Lo sguardo rivolto verso l'alto, un'espressione e un atteggiamento del corpo che esprimono, nella mia visione, principalmente "stanchezza", forse quasi "insofferenza". La veste è sollevata molto più del normale: non solo si vedono i piedi (nella posa classica "divinatoria"), ma anche le caviglie e parte delle gambe.

Non ho termini di paragone nei confronti di questa raffigurazione e non so bene come interpretarla, come "leggerla"... Quale è il suo messaggio?

giovedì 6 ottobre 2016

The Sea

I must admit that it is not  easy for me to discuss, in a divine sense, of the Sea. In this perhaps I am, more or less unconsciously, in line with the Roman tradition for which the sea, unlike the Hellenic tradition, has always represented something mysterious, obscure, difficult to understand. Probably, this is due to an instinctive stronger spiritual bond with the "Land Sphere" (Tellus), with the related Divine declinations, compared to the Sea  (beware the Sea!).

Being an extremely complex divine dimension, here I will make just few brief considerations which, for this reason, will require future necessary reflections.

The Divine peculiarities of the Sea derive by its inner nature and role it plays within the overall natural structure of Earth. Earth is a huge expanse of water: the Sea. But the mankind cannot use the water of the Sea. 

Earth, the human natural space, is a concession of the Sea. The existence of mankind is therefore also linked to this favor the sea gives us. In all traditions there is the image of one or more water-related disasters: the Deluges, representing the alliance of the forces of the Sky with those of the Sea, they are the ways through which humanity is resized, punished in his arrogance, pushed back to a starting point. Mankind is symbolically cancelled by the water as well as for example in the case of Atlantis.

Ancestors were well aware of this representing this condition through the symbolic image according to which the Lands are constantly "surrounded by the embrace" of Oceanus (male polarity) and Tethys (feminine polarity). The waters from the rain (sky) and rivers/lakes (Land) are useful to man, while the sea, from this point of view, remains a world inaccessible to humanity.


The Sea passed by the sun's rays is the sacred space of Poseidon and all his mortal and immortal creatures. Poseidon is a"marine" Zeus whose peculiar symbol is the Trident. This symbol is connected to the primordial tradition and rich in symbols: it is an axial symbolic weapon characterized by very complex meanings and values. It shows such a powerful symbolism that monotheism, to deny its value, put it in the hands of the Devil.

The part of the Sea passed by the Sun rays is a dark and mysterious world tradition assigns as a symbolic space of so-called "primordial Gods/Goddesses". Here there is no space for the Divine Forces that are in some way connected with mankind: it refers symbolically to energies, forces, primordial gods and goddesses of the "Old World". Everything connected to a primal dimension, therefore before the Deities we know, is not extinct, but it is symbolically hidden in the most inaccessible depths of the Sea. The Sea, whose waters are force for future generation (consider Venus for example - energy of the vital "non marine" water but deriving from the Sea) is simoultaneously the place where the most remote and unknown past lies .


The Sea, with its uncontrolled and uncontrollable force, is symbolized by the horse. The impetuous wave of the sea recalls the gait of the horse gallop.

The Traditional Roman Spirituality sacralized the Sea through Neptune. But Neptune remains a not so clear divine force initially connected to the internal waters, then assimilated to Poseidon ... Also Neptune is symbolized by the trident and the Horse. In the Circus Maximus, where horse races were carried out, a big statue of Neptune was placed also for this reason. The same festivities of Neptune, Neptunalia, are festivals about which we know little or nothing.

There would be many other considerations to make, but I stop this post here.

Il Mare

Devo dire che non mi sono mai trovato a mio agio a trattare, in senso divino, del Mare. In questo forse mi riallaccio, più o meno inconsapevolmente, alla tradizione romana per cui il mare, a differenza della tradizione ellenica, ha sempre rappresentato un qualcosa di misterioso, di oscuro, difficilmente comprensibile. Probabilmente è più forte istintivamente il legame spirituale con la Terra, con tutte le sue declinazioni Divine, rispetto al Mare di cui bisogna in qualche modo sempre diffidare.

Essendo una dimensione divina estremamente complessa, in questa sede mi limiterò a poche e sintetiche considerazioni che, per questo, richiedono dei futuri necessari approfondimenti.

La peculiarità divina del Mare è data dalla sua stessa natura e dal ruolo che svolge nell'ambito dell'intero assetto naturale della nostro Pianeta. Il nostro infatti è il pianeta del Mare: una enorme distesa di acqua che però l'uomo non può usare. La terra, spazio naturale dell'habitat umano, è una concessione del Mare. L'esistenza dell'umanità è quindi anche legata a questo favore che il Mare ci concede. In tutte le tradizioni esiste l'immagine di una o più catastrofi legate all'acqua: i Diluvi, che rappresentano l'alleanza delle forze del cielo con quelle del Mare, sono lo strumento per cui l'umanità viene ridimensionata, punita nella sua arroganza, ricondotta ad un punto di partenza. L'umanità viene simbolicamente cancellata dall'acqua come anche per esempio nel caso di Atlantide.

Di tutto questo gli Antichi erano consapevoli anche attraverso l'immagine simbolica secondo cui la terra è costantemente "circondata dall'abbraccio" di Oceano (polarità maschile) e Teti (polarità femminile). Le acque del cielo e della terra sono utili all'uomo, mentre il mare, da questo punto di vista, rimane un mondo inaccessibile all'umanità.


 Il Mare attraversato e penetrato dai raggi del Sole è lo spazio sacro di Poseidone e di tutte le sue creature mortali ed immortali. Poseidone è uno Zeus del Mare il cui simbolo peculiare è il Tridente. Questo simbolo è molto antico, appartenente alla tradizione primordiale e ricco di simboli: è un'arma simbolica assiale a tre punte dal valore molto complesso e articolato. Dispone di una simbologia talmente potente che il monoteismo, per azzerarne il valore, l'ha messa in mano al Diavolo.

La parte del Mare non penetrata dal Sole è una zona oscura e misteriosa che la tradizione assegna come spazio simbolico dei cosiddetti "primordiali". Qui non c'è spazio per le Forze Divine che sono in qualche modo in contatto con l'umanità: si collocano simbolicamente energie, forze, Dei e Dee primordiali del "Mondo Antico". Tutto quello che si lega ad una dimensione primordiale, precedente quindi alle Divinità che conosciamo, non si è estinto, ma è simbolicamente custodito nelle profondità più inaccessibili del Mare. Il Mare, le cui acque sono forza di generazione futura (si pensi a Venere ad esempio - energia vitale dell'acqua "non marina" ma che deriva dal Mare) è nello stesso tempo  il luogo dove si cela il passato più remoto e ignoto.


Il Mare, con la sua forza incontrollata ed incontrollabile, è simboleggiato dal Cavallo. L'onda irruente del mare ricorda l'incedere del galoppo del cavallo. 

La Tradizione Spirituale Romana collega il mare a Nettuno. Ma Nettuno rimane una forza divina poco nitida: inizialmente connesso alle sole acque interne, poi assimilato a Poseidone... Anche Nettuno è simboleggiato dal Tridente e dal Cavallo. Nel Circo Massimo, dove si svolgevano le corse dei cavalli, c'era appunto una grande statua di Nettuno. Le stesse feste di Nettuno, Neptunalia, sono feste di cui sappiamo poco o nulla. 

Vi sarebbero molte altre considerazioni da fare, ma per ora mi fermo qui.

venerdì 16 settembre 2016

Pillole di Saggezza Antica 19 - Tips of Ancient Wisdom 19

“Nessuno muore se non in apparenza, come nessuno nasce che in apparenza. In effetti il passaggio dall’essenza alla sostanza, ecco ciò che da alcuni è stato chiamato nascere; e così ciò che è stato chiamato morire, non è altro invece che il passaggio dalla sostanza all’essenza. Nulla nasce e nulla muore in realtà."

"There is no death of anyone, but only in appearance, even as there is no birth of any, save only in seeming. The change from being to becoming seems to be birth, and the change from becoming to being seems to be death, but in reality no one is ever born, nor does one ever die."

Apollonius of Tyana

lunedì 25 luglio 2016

Signs and Signals

The signs are the means through which sacred symbols can be represented .

Gold for example is a symbol of the Sun and this metal can be represented by a sign. All letters are typical signs which can convey a symbol: in the same time they can be combined in words showing an even more complex symbolic value. This is the case of the letter "P", "H" or "A" or the word "Pontifex".

A Cultor and a Cultrix should therefore be familiar, even at a preliminary level, with the Science Signs because it provides those tools necessary to interpret, even at an initial stage, the symbolic value of these signs as descriptions, according to the traditional perspective, of the World, the Reality and the Universe (both at micro and at the macro level).

The case of the signals is rather different. The Nature, the gods and goddesses as well as all other forms of the Divine, send signals. This is because the Divine is within reality and then reality itself is an expression of the Divine within it.

While signs convey a symbolic language that ultimately has its own life, signals are sent to us because in some way to be recognized and identified as such. This is a fundamental base of the Science of Correspondences, and Divination which presuppose, as I already wrote in this blog, not only a sound erudition for the identification and understanding of the "message" received, but a state of awakening, consciusness, a deep knowledge reached thanks to the otium.

This awake awareness is a precondition to recognize these signals without being entrapped into a profane superstition or the state in which one sees signs everywhere and in every moment.

The knowledge of the signs and the ability to see and understand the signals are the basis  to the possibility to achieve the Pax Deorum/Dearum or a state of inner and outer peace because one has the ability to communicate with the Divine.

Today we are no longer able to recognize and understand these signals, a typical condition of the age of the "ruins" (Kali Yuga): mankind lives in a state of coma agitated by nightmares. And everything we everyday see around us, what happens in this crazy age is an obvious symptom of our inability to see these signals, our inability to "speak" with the Gods and Goddesses, the incapability in relating with the world and reality .

We are far from any kind of Pax Deorum/Dearum. We can no longer feel the Gods and Goddesses: we are, for our failure and choice, Atheists. We are alone, abandoned by the Divine.

And when mankind does not establish a true Pax Deorum/Dearum, it creates a dangerous vacuum which is filled only by human folly.

Segni e Segnali

I Segni sono i mezzi attraverso i quali possono essere rappresentati i simboli sacri. L'oro ad esempio è un metallo simbolo del Sole e può essere rappresentato con un Segno. Tutte le lettere dell'alfabeto sono un tipico esempio di segni che possono già da sole veicolare un simbolo e possono essere combinate in parole aventi a loro volta un complesso valore simbolico. E' questo il caso della lettera "P" o della lettera "H" o ancora della lettera "A". 

Il Cultor e la Cultrix sono chiamati quindi ad avere una conoscenza, anche introduttiva, della Scienza Dei Segni poichè permette di interpretare, anche ad un livello iniziale, il valore simbolico di questi Segni che sono una vera e propria descrizione, secondo la prospettiva Tradizionale, del Mondo, della Realtà e Dell'Universo (sia a livello Micro che a livello Macro).

Diverso è il caso dei Segnali. La Natura, gli Dei e le Dee nonchè tutte le altre declinazioni del Divino inviano dei segnali. Questo avviene perchè il Divino è dentro la realtà e quindi la realtà stessa è espressione del Divino che si trova al suo interno.

Mentre i segni veicolano un linguaggio simbolico che alla fine vive di vita propria, i segnali esistono e vengono inviati perchè in qualche modo vengano riconosciuti ed identificati come tali. E' questa una parte fondamentale della Scienza delle Corrispondenze e della stessa Scienza Divinatoria la quale presuppone, come ho già scritto in questo blog, non solo una grande erudizione per l'identificazione e la comprensione del "messaggio" che viene ricevuto, ma uno stato di veglia, di coscienza, di consapevolezza molto profondo raggiungibile grazie all'otium.

E' proprio questa consapevolezza vigile che permette di riconoscere questi segnali senza finire nella trappola della superstizione ovvero lo stato profano in cui si vedono segnali ovunque anche quando questi non ci sono.

La conoscenza dei segni e la capacità di vedere e capire i segnali sono alla base del conseguimento della Pax Deorum/Dearum ovvero uno stato di pace interiore ed esteriore poiché si dispone della capacità di dialogare con il Divino.

Noi oggi non siamo più in grado di riconoscere e capire questi segnali come è tipico del periodo delle "rovine" (Kali-Yuga): l'umanità vive in uno stato di coma agitato da incubi. E tutto quello che vediamo intorno a noi, quello che accade in questa epoca folle è un sintomo palese della nostra incapacità di vedere questi segnali, della nostra incapacità di "parlare" con gli Dei e le Dee, di relazionarci con il Mondo e la realtà. 

Siamo ben lontani da qualsiasi tipo di Pax Deorum/Dearum. Non riusciamo più a sentire gli Dei e le Dee: siamo, per nostra incapacità e scelta, in pratica Atei. Siamo rimasti soli, abbandonati dal Divino.

E quando l'umanità non stabilisce una vera Pax Deorum/Dearum si crea un pericoloso vuoto che viene riempito dalla follia umana.  




lunedì 13 giugno 2016

The Mirror

The mirror is a frequently represented, used and cited symbol in the Traditional Roman Sprituality, as well as in all the expressions of the Ancient Traditional Spirituality.

When observing the antique mirrors, one can see that they show often peculiar features making them hardly comparable to modern mirrors.

In the past the mirror was never a "profane" tool: it always involves complex implications. 

The act of looking him/herself in a mirror hence is never a "neutral" gesture, but it rather involves complex meanings. 

Today we have lost the memory about all this: not only we are unable to understand the  deep meaning of "the mirror and looking at the mirror", but we assimilate in a totally profane way, also the antique mirrors into an exclusively modern vision completely deprived of any symbolic meaning.

Being a so extremely complex symbol, I can just mention few approximate considerations here.

The mirror is always linked to Dionysus: it is therefore always involved, even as an allusion, in the mystery cults. The mirror is an esoteric symbol of "knowledge" but, at the same time, it is a symbol of illusion, because what one see in the mirror does not exist in reality, since it is only a reflection. The mirror in fact generates "spectres" (speculum-spectrum)

As already mentioned, the mirror is a symbol of knowledge (reflex-reflection) because looking through the mirror a person knows and re-knows. Knowledge thus means bringing the world "inside the mirror", reducing it to a reflex that can be observed. When one looks into the mirror, he/she looks at himself/herself therefore at the world.

Deception and knowledge are hence closely linked (reflex-reflection) in the symbol of the mirror and in the act of mirroring. Moreover through these reflections we also may however know the divine within the world; through the symbol of the mirror, we may know Gods and Goddesses in their appearance. Knowing, even the Divine dimension, means mirroring, observing, revealing. We look at ourselves, we look at the world, we see the Gods and Goddesses: all this means "knowledge." Looking at the image of our physical and material being in the mirror involves observing a reflected imagine of the Divine. This is the deepest meaning of the concept: "men and women are made ​​in the image and likeness of Gods and Goddesses" (a concept also considered in monotheism, but in completely confused, clumsy, misunderstood and profane terms).

The world we know is therefore a product symbolically reflected by a mirror: it is surely illusion and deception, but it is a form of knowledge, in particular, rational knowledge. What may defined it as "Scientific Knowledge."

In this image generated by the mirror, deception and reality, appearance and divinity, are linked together. Reflection illuminates; in the same time it deceives. Ourselves and the world we observe, and we believe to know, anything is an illusion. Reality is beyond the conventional and profane idea of knowledge whose understanding is linked to the the choice of the "correct Via": on the one hand there is the "Via of the Initiates", on the other hand there is the "Via of the vulgar mankind".

Lo Specchio

Lo specchio è un simbolo frequentemente rappresentato ed impiegato (e citato) nella Spiritualità Tradizionale Romana, così come in tutte le forme ed espressioni di Spiritualità Tradizionale Antica. 

Se si osservano inoltre gli specchi che sono stati ritrovati, possiamo notare che presentano sempre delle caratteristiche particolari tali da renderli difficilmente assimilabili agli specchi moderni. 

In effetti lo specchio non è mai uno strumento "profano", ma presenta sempre delle implicazioni complesse: lo stesso atto dello specchiarsi non è mai un gesto "neutrale", ma coinvolge sempre degli aspetti ricchi di senso e di significato. Di tutto questo oggi si è quasi completamente persa la memoria e non solo non riusciamo più a comprendere il "Senso dello specchio e dello specchiarsi", ma in modo totalmente profano, assimiliamo questo "strumento" ad una visione esclusivamente moderna quindi priva di senso simbolico. 

Lo specchio è un simbolo estremamente complesso ed in questa sede posso citare solo alcuni aspetti più evidenti.

Lo specchio è sempre legato a Dioniso ed è quindi sempre presente, anche come allusione, nei culti misterici. Lo specchio è un simbolo esoterico "sapienziale" ma, allo stesso tempo è simbolo dell'illusione perchè ciò che si vede nello specchio non esiste nella realtà, dato che è solo un riflesso. Lo specchio genera infatti "spettri".

Come già detto però lo specchio è simbolo di conoscenza (riflesso-riflessione) perchè guardando attraverso lo specchio la persona si conosce e si ri-conosce. La conoscenza pertanto significa portare il mondo "dentro lo specchio", ridurlo ad un riflesso che può essere osservato. Quando si guarda dentro lo specchio, si guarda sè stessi e si guarda il mondo. 

Inganno e conoscenza sono quindi intimamente legati (riflesso-riflessione) nel simbolo dello specchio e nell'atto di specchiarsi. Poichè inoltre attraverso questi riflessi conosciamo anche il contenuto divino del mondo, per mezzo del simbolo dello specchio conosciamo gli Dei e le Dee che si esprimono nell'apparenza. Conoscere, anche il Divino, significa specchiarsi, osservarsi, manifestarsi. Osserviamo noi stessi, osserviamo il mondo, osserviamo gli Dei e le Dee: e questo significa "conoscere". Osservare nello specchio l'immagine della nostra fisicità e materialità vuol dire approcciarsi al riflesso del Divino. Questo è il senso più profondo del concetto secondo cui "gli uomini e le donne sono fatti ad immagine e somiglianza degli Dei e delle Dee" (un concetto presente anche nel monoteismo, ma completamente confuso, maldestro, frainteso e profano). 

Il mondo che conosciamo è quindi un riflesso prodotto simbolicamente da uno specchio: è sicuramente illusione ed inganno, ma è in qualche modo comunque una forma di conoscenza, in particolare, di conoscenza razionale. Quella che oggi potrebbe essere definita come la "Conoscenza Scientifica". 

In questa immagine generata dallo specchio si confondono inganno e realtà, apparenza e divinità. La riflessione illumina, ma allo stesso tempo inganna. Noi stessi ed il mondo che osserviamo e crediamo di conoscere, siamo sono illusione creata da un gioco di specchi. La realtà sta oltre la conoscenza la cui comprensione si lega alla scelta della "via corretta": da un lato la "Via degli iniziati", dall'altra la "Via dell'umanità volgare".

venerdì 29 aprile 2016

Letters

We are used to think that the letters are just signs representing sounds and the words simply as the combination of these signs and then of these sounds. For modern languages, not accidentally are identified as "vulgar", it is really so: letters and words are only the graphic representation of sounds with no meanings except those produced by the sounds. In short, modern languages ​​are very similar to animal yelps: they are just sounds.

Ancient languages ​​were completely different. Each single letter of the alphabet had a very complex symbolic value and their combination in the construction of the words produced very deep and articulated symbolic universes  in graphical terms. This condition created a symbolic dimension preceding the same vocal expression of letters and words. In practice, it materialized the complex relationship between "Mens" and "Vox".

This characteristic can be found in Latin (for this reason considered as a sacred language) as well as in all ancient languages ​such as ancient Greek or Hebrew.

Consider for example the great symbolic value that the letter "Y" had for the Pythagoreans. But this symbolic value is linked to all the letters. As with Egyptian hieroglyphs (which were used to represent the sacred sphere), the Latin letters are combined to create words with a remarkable symbolic power and value whose the written representation produces a highly complex symbolic message that, for those who know this value and meaning, no further explanation is therefore necessary.

The deep and symbolic value and meaning of the Latin can be therefore found in the writing. Consider, for example some words like:

AMOR
ROMA
VIRTVS
VIR
VIRAGO
MATER - PATER

Another very representative example is the word "PONS." If we look closely, knowing the symbolic meaning of each letter, we can immediately notice that this word cannot mean just "bridge" in the modern, and therefore "vugar", sense. In the "P" before the "O", preceding the "N", with at the end the "S", we may see a path, a precise symbolic process which, not surprisingly, generates words such as "Pontifex".

This also explains why the Latin used the declinations rather than articles. The declination adds precise meanings to the word by adding certain letters: the article does not change anything, does not add anything in symbolic terms. The use of the articles thus becomes instrumental to the languages ​​when they become "vulgar", "profane" or not sacred. These "modern" languages ​​cannot be used to describe the world in "sacred", "metaphysical" and "qualitative" terms, but only in "phenomenic" and "quantitative" term. And this explains why the Latin, as all the ancient languages, it is so difficult to learn in its authentic meaning.

We are unable to see and describe the world, nature and reality in sacred terms also because our languages cannot practically and technically do it. Modern languages ​​may adequately describe a smartphone, a chemical or physical phenomenon, but nothing pertaining the sacred sphere.

It is a very complex issue, which obviously can not be discussed here. But I hope, thanks to these few and brief reflections, to have provided some contributions to recognize the presence of a complex symbolic universe hidden in the letters and words: an universe we moderns have completely lost.

Lettere

Siamo abituati a pensare che le lettere dell'alfabeto non siano altro che dei segni che rappresentano dei suoni e che le parole siano semplicemente la combinazione di questi segni e quindi di questi suoni. Per le lingue moderne, che non a caso sono identificate come lingue "volgari" effettivamente è così: lettere e parole sono solo la rappresentazione grafica di suoni senza un significato se non quello prodotto da dei suoni. In breve le lingue moderne sono molto simili ai versi degli animali: sono solo suoni. 

Le lingue antiche non erano così. Già le stesse singole lettere dell'afabeto avevano un valore simbolico molto complesso e per questo la loro combinazione nella costruzione delle parole produceva universi simboli grafici molto profondi ed articolati. In sostanza si creava una dimensione simbolica che precedeva la stessa espressione vocale delle lettere e delle parole. In pratica si realizzava il rapporto complesso fra "Mens" e "Vox". 

Questo si ritrova nel Latino (che è una lingua per questo sacra) ed in tutte le lingue antiche come il greco o lo stesso ebraico.

Pensiamo ad esempio al grande valore simbolico che la lettera "Y" aveva per i pitagorici. Ma questo valore simbolico si ritrova in tutte le lettere. Come avviene per i geroglifici egizi (che venivano usati per rappresentare il sacro), le lettere latine si combinano simbolicamente nel creare parole dal potente valore simbolico la cui rappresentazione scritta produce un messaggio simbolico estremamente complesso che, per chi conosce questo valore e significato, non necessita di ulteriori spiegazioni.

Il significato ed il valore simbolico profondo del Latino si ritrova pertanto nella sua stessa scrittura. Pensiamo ad esempio ad alcune parole come:

AMOR
ROMA
VIRTVS
VIR
VIRAGO
MATER - PATER

Un altro esempio molto rappresentativo è la parola "PONS". Se la osserviamo attentamente, conoscendo il significato simbolico di ciascuna lettera, capiamo immediatamente che questa parola non significa "ponte" nell'accezione moderna e quindi volgare. In quella "P" che precede la "O" che a sua volta precede la "N" con in conclusione la "S" vediamo un percorso, un processo simbolico ben preciso che, non a caso, genera parole come "PONTIFEX".

Questo spiega anche perchè il latino utilizzasse le declinazioni e non gli articoli. La declinazione aggiunge significati precisi alla parola aggiungendo ben determinate lettere: l'articolo non modifica nulla, non aggiunge nulla in termini simbolici. L'uso degli articoli diventa pertanto strumentale alle lingue nel momento in cui diventano "volgari" ovvero non sacre. Queste lingue "moderne" non devono servire a descrivere il mondo in termini "sacri" ovvero "metafisici" (come avviene per il latino) e "qualitativi", ma solo in termini "fenomenici" e "quantitativi". E questo spiega perchè il latino, come tutte le lingue antiche, sia così difficile da imparare nel suo significato più autentico.

Insomma non riusciamo più a vedere e a descrivere il mondo, la Natura e la realtà in termini sacri anche perchè le nostre lingue non possono materialmente e tecnicamente farlo. Le lingue moderne possono ben descrivere uno smartphone, un fenomeno chimico o fisico, ma niente che rientri nella dimensione del sacro.

Si tratta di un discorso molto complesso, che ovviamente non si può approfondire in questa sede. Ma spero che con queste poche riflessioni sia possibile intravedere qualche cenno di quel complesso universo simbolico che si cela nelle lettere e nelle parole che noi moderni abbiamo completamente perduto.