Quando in un bosco ne percepisci la bellezza e diventi tutt'uno con il bosco, allora, intuitivamente, sei in armonia e in pace con le Dee e con gli Dei. Essi sono parte della nostra vera natura, la nostra Natura Profonda, e quando siamo separati dalla nostra vera natura, viviamo nella paura. Percepire questa normalità vuol dire dare un senso reale al vivere che è insito in tutte le cose.

Intraprendere la Via Romana al Divino significa iniziare un percorso di risveglio: praticando l'attenzione e la consapevolezza continua ci incamminiamo lungo una strada sapendo che ciò che conta è il cammino per sè più che la destinazione.

When you, entering a forest, perceive the beauty of the forest and you feel to be in a complete harmony with it, then, intuitively, you are in peace with the Deities. They are an essential part of our real nature, our Deep Nature, and when we are separated by our real nature we live in the fear. Perceiving such normality means giving a real sense to our lives.

Undertaking the Roman Via to the Deities implies a path to awakening: with the practice of continuing consciousness and awareness we undertake our walking knowing that taking the path is more important than the destination itself
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lunedì 27 aprile 2015

Pan

In questo periodo dell'anno, la Natura riprende la sua attività con grande forza. Questo avviene sia nella dimensione del Coltivato che in quella del Selvatico. La tradizione ci indica un gran numero di forze ed energie divine legate all'attività sacra dell'agricoltura (così legata poi allo stesso concetto di colere Deos/Deas). Allo stesso modo, la sfera del Selvatico viene declinata tradizionalmente attraverso un gran numero di forze ed energie divine.

Fauno, Silvano, Diana, Feronia, ecc... sono tutte forze connesse alle Selve (selvatico): in particolare l'energia che maggiormente sacralizza il concetto di Selvatico rimane senza dubbio Pan.


Un'immagine tratta dal film "Il labirinto del Fauno"
Quando si parla di Pan, così come di tutte le forze divine selvatiche, è veramente difficile fare della "dottrina", perchè queste realtà sono particolarmente legate ad un'idea di Esperienza. Pan non si studia, si sperimenta, si incontra. Questo aspetto "intimo", "passionale", "emotivo" probabilmente è stato uno dei motivi per cui Pan è stato sostanzialmente il Dio che ha posto maggiore resistenza all'avanzata violenta del monoteismo. Esso era, ed è ancora, legato alla parte più profonda, segreta dell'individuo: la sua primitiva istintività. In pratica Pan ci ricorda che gli esseri umani, nonostante tutto, sono e restano degli animali. Come infatti gli istinti sono celati nella parte più profonda di ciascuno di noi, allo stesso modo Pan si cela nelle parti più profonde dei luoghi selvatici difficilmente accessibili agli umani: nella solitudine delle grandi foreste dove a fatica i raggi del Sole riescono a penetrare. 

Mentre quindi gli Dei e le Dee delle città e della ragione venivano cancellati, gli Dei e le Dee selvatici e degli istinti non cedevano e le foreste venivano chiamati "santuari": anzi forse essi non hanno mai ceduto nonostante siano stati assimilati all'idea del Diavolo e le foreste considerate luoghi del demonio. E per tentare di cacciarli dalle loro foreste si è cercato anche di istituire nei boschi e nelle foreste chiese e conventi: ma senza successo.

La descrizione che la tradizione fornisce di questa forza divina è molto particolare, date le caratterstiche peculiari coinvolte. Porfirio nel Perì Agalmàton scrive:

"Del Tutto fecero simbolo Pan dandogli le corna come simboli del sole e della luna, e la pelle di cerbiatto come emblema delle stelle in cielo, o della varietà del Tutto"

Pan è il Tutto ed il suo corpo simboleggia, dall'alto verso il basso, l'intero Cosmo. La testa rappresenta la superiorità del principio divino cosmico collocato in alto mentre le zampe inferiori caprine rappresentano il nesso con gli aspetti più solidi, istintivi e selvatici della Terra. Talvolta presenta due corna (il Sole e la Luna o anche il principio dualistico, la duplicità), altre volte le corna di un cervo (i raggi solari o i sette pianeti/colori/note musicali/metalli della spirale cosmica). Il volto è rosso come il fuoco, la pelle è maculata a simboleggiare la volta celeste piena di stelle.  In mano porta la siringa o la zampogna (il controllo dell'aria e dei venti e l'armonia celeste) e un bastone ricurvo (circolarità del Tempo). Spesso presenta attributi generativi e sessuali sia maschili che femminili.

Il Flauto di Pan o siringa è fatto di canne e ciò lega il Dio alle ninfe (Siringa è una ninfa), ai fiumi, all'energia vitale e primordiale dell'acqua.


Come quando attraversando una foresta, lasciamo il sentiero e veniamo presi da un timore particolare poichè sentiamo di lasciare la nostra sicurezza e ci sentiamo persi, allo stesso modo questo sentimento di smarrimento ci assale quando perdiamo il controllo di noi stessi, quando ci sentiamo in balia delle passioni e degli istinti, quando abbiamo paura di perdere la razionalità che non ci sostiene più. Questo sentimento è il Timore di Pan ovvero il panico.


Da questa descrizione si comprende come Pan sia il Dio pagano per definizione: in lui tutto è molteplicità, pluralità, varietà, legato alla vita, all'istinto, alla liberazione dei sensi, proprio perchè il Tutto, la Natura l'essere è sempre molteplicità in movimento. Inoltre Pan, essendo "selvatico", è per definizione nativo, sciamanico, profetico, adrenalinico e tribale, senza vincoli e regole; insomma rappresenta, secondo la morale monoteista, "quello che non bisognerebbe essere". 

Esso simboleggia la nostra incapacità di controllo totale sulla Natura e su noi stessi



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