Quando in un bosco ne percepisci la bellezza e diventi tutt'uno con il bosco, allora, intuitivamente, sei in armonia e in pace con le Dee e con gli Dei. Essi sono parte della nostra vera natura, la nostra Natura Profonda, e quando siamo separati dalla nostra vera natura, viviamo nella paura. Percepire questa normalità vuol dire dare un senso reale al vivere che è insito in tutte le cose.

Intraprendere la Via Romana al Divino significa iniziare un percorso di risveglio: praticando l'attenzione e la consapevolezza continua ci incamminiamo lungo una strada sapendo che ciò che conta è il cammino per sè più che la destinazione.

When you, entering a forest, perceive the beauty of the forest and you feel to be in a complete harmony with it, then, intuitively, you are in peace with the Deities. They are an essential part of our real nature, our Deep Nature, and when we are separated by our real nature we live in the fear. Perceiving such normality means giving a real sense to our lives.

Undertaking the Roman Via to the Deities implies a path to awakening: with the practice of continuing consciousness and awareness we undertake our walking knowing that taking the path is more important than the destination itself
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lunedì 23 marzo 2015

Primavera - Ver Sacrum

In questo periodo dell'anno, la natura riprende il suo ciclo vitale dopo la "discesa" dell'autunno e dell'inverno. Faccio notare, anche se ormai dovrebbe essere superfluo, che si tratta di una ripresa di cicli non solo biologici e fisici, ma anche meta-biologici e meta-fisici.

Proprio in considerazione di questa doppia valenza del significato del termine "ciclo" penso che sia opportuno ricordare che, nella prospettiva della Spiritualità Tradizionale Romana il tempo non ha una valenza profana come siamo normalmente abituati a pensare. Infatti, nella nostra quotidianità, consideriamo il tempo in una forma lineare, misurabile in modo astratto in termini matematici: in tal modo esso appare come un fluire indistinto di eventi casuali. Il tempo profano viene strutturato in secondi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni e così via. Per questo esso ci appare come una struttura a griglia composta da caselle vuote (basta osservare empiricamente un qualunque calendario). Il tempo è pertanto "vuoto" e si riempie tramite un "presente" casuale in cui una qualsiasi attività può essere altrettanto casualmente svolta. 

Per la Spiritualità Tradizionale Romana, sia nel passato che nella contemporaneità, il Tempo è una dimensione "piena", è un divenire composto da eventi temporali concreti che derivano da ben identificati eventi naturali o sociali. L'identificazione di questi eventi di riferimento fa sì che il tempo si manifesti non come una progressione casuale di eventi vuoti, ma una struttura ordinata e classificata di eventi identificati, pieni di energie e forze altrettanto identificate, che per questa ragione non possono essere interscambiabili. 

L'armonia della Natura e dell'Universo si riversano nell'armonia del Tempo sacro, la cui conoscenza consente di effettuare determinate azioni nel loro momento temporale corretto e pertanto giusto e, in questo senso, "propizio". Il tempo ha una sua identità e ha i suoi cicli che possono essere conosciuti e che consentono di attribuire un carattere ed un valore ad ogni momento dell'esistenza. In questo si comprende il senso dello svolgimento di determinati riti in determinati momenti poichè ciò ci permette di essere consapevoli sulla reale natura del Tempo: ogni forza divina ha quindi il "suo tempo". Il futuro non è un'avventura verso l'ignoto poichè in una certa misura la nostra esistenza, come quella di tutti gli altri esseri viventi, si adegua a dei mega-cicli che vanno ben oltre la nostra capacità di influenzarli. Questa incapacità di comprendere il nostro legame strutturale con il Tempo Sacro ed i suoi  cicli è una delle cause principali della grande infelicità che affligge gran parte dell'umanità di oggi.

Questa lunga premessa è indispensabile per capire il senso e la collocazione temporale di questo riavvio del ciclo naturale della primavera, di cui accennavo più sopra, che anticamente veniva ritualizzato attraverso il Ver Sacrum.

In questa sede non voglio parlare del concetto di Ver Sacrum secondo una prospettiva storica o antropologica: quello di cui desidererei discutere è il senso di questo evento ciclico del calendario Sacro in termini attuali, il senso che può avere per noi Cultores e Cultrices di oggi.

Per le sue connessioni con questo concetto di Tempo Sacro, questo momento peculiare, ritualizzato nel Ver Sacrum, appare estremamente complesso e ricco di implicazioni che in questo sede posso solo accennare.

Il Ver Sacrum è una consacrazione agli Dei e alle Dee di tutto ciò che è "vivo" e che si appresta a venire alla luce in questo periodo dell'anno. Questo è il Tempo della generazione. Tutta una nuova "generazione", nel senso più letterale ed ampio del termine, viene consacrata alla sfera divina e quindi diventa pienamente reale. Similarmente, questo è il Tempo della ri-generazione: anche quindi la ri-generazione viene consacrata al Divino. 

Poichè inoltre ciascuno di noi è un microcosmo, in questo periodo dell'anno si riattiva una fase di generazione e rigenerazione fisica e spirituale interiore che viene ritualizzata nel Ver Sacrum e quindi riempita di Divino.


Secondo la Tradizione, la generazione e la ri-generazione sono sempre sinonimo di "movimento". Energie e forze in movimento, che sciamano e che vagano liberamente, solo in apparenza secondo il caso, sono alla base della generazione. 

La Tradizione ci parla, con la voce del mito, di gruppi di giovani, che, seguendo un animale-guida, vagano, si irradiano, attravesando le foreste lungo sentieri invisibili, partendo dall'Omphalos di Cotilia, nel Centro-Italia in Terra Sabina, per popolare la dimensione del selvatico, del non umano. 

Il Ver Sacrum è questo sciamare rituale, un camminare e vagare rituale, lungo sentieri invisibili seguendo uno spirito-guida, da un centro di irradiazione divina attraverso luoghi altrimenti ostili. Questo camminare rituale avviene nel periodo consacrato a Marte-generatore: non casualmente Marte è la forza divina che ispira i maggiori sodalizi antichi che ritualmente procedevano "danzando" o "camminando" ovvero i Salii e gli Arvali. Spesso gli spiriti guida simbolicamente assumevano le sembianze del Picchio o del Lupo, animali sacri a Marte.

Tutta questa rappresentazione mitica deve essere letta ed interpretata in senso non-profano. Il camminare assume, soprattutto in questo periodo, una valenza rituale e simbolica molto importante, quasi come metafora, del procedere lungo la Via, del cammino spirituale intrapreso dal Cultor e dalla Cultrix che in questo speciale periodo dell'anno viene riconfermato, ritualizzato e sacralizzato come liturgia di generazione e rigenerazione fisica e spirituale interiore.

Tutta l'Italia centrale, proprio a partire dalla terra Sabina, era attraversata da una fitta rete di sentieri invisibili, di strade rituali che venivano percorse in questo periodo dell'anno con delle processioni sacre. Di questa rete invisibile si è persa la memoria, ma alcuni di questi percorsi antichissimi sono ancora visibili. Lungo questi sentieri degli Antenati ogni roccia, sasso, collina, montagna, albero, fiume faceva parte di una "segnaletica sacra e mitica" utile a questo percorso di generazione e rigenerazione simbolica. 

I giovani e le giovani nel passato (perchè "Nuova Generazione"), e oggi il Cultor e la Cultrix, vagano camminando in modo rituale lungo questi sentieri invisibili in cui ogni elemento naturale è un'indicazione di questo processo di generazione e rigenerazione naturale cui corrisponde una generazione e rigenerazione personale (fisica e spirituale). Durante il Ver Sacrum, il Cultor e la Cultrix, leggendo questa letteratura naturale che li circonda, acquistano piena consapevolezza di questi processi di cui essi stessi diventano parte integrante.  Questa mappa di una geografia sacra è fatta anche di miti e segnali che "raccontano", lungo il vagare in movimento, questo processo di generazione. Camminando nel Ver Sacrum, nel viaggio rituale, il Cultor e la Cultrix acquistano la consapevolezza dell'esistenza che viene alla luce. L'esistenza diventa il procedere lungo la Via stessa. la via percorsa dagli Antenati, la Via del Mos Maiorum. Camminare diventa quindi un rito.

Come ho accennato precedentemente, la memoria di questi antichissimi sentieri è andata perduta, ma forse qualche traccia è ancora visibile. Ritengo che, ad esempio, le antiche "Tagliate Etrusche" possano essere considerate parte di questa rete di Vie Rituali. 


Come già detto si tratta di un discorso molto complesso: mi riservo di affrontare la simbologia delle Tagliate Etrusche in uno spazio specifico. Qui posso fornrie solo qualche breve cenno utile all'argomento trattato.


La "Tagliata Etrusca" è un tortuoso passaggio scavato nella roccia in tempi remotissimi: scarsa è la luce che vi penetra ed è ricco di curve. Il fatto di essere un percorso scavato nella roccia ha una doppia valenza. Da una parte esso rappresenta il vagare nel cosmo, che è oscuro: la roccia è l'immagine del cosmo e il Cultor e la Cultrix, camminando fra le strette e umide pareti di roccia, penetrano con l'intelletto ciò che è oscuro. Ogni curva è un intervallo simbolico in cui si collocano elementi del cosmo e regioni del cielo. Nello stesso tempo, oltre a rappresentare il cosmo, come elemento generato e sensibile, il procedere fra le strette pareti di roccia umida nell'oscurità simboleggia il procedere tra le potenze invisibili, non percepibili allo sguardo. Si tratta in particolare di un cammino , nella materia generatrice-umida, Mater-Materia: un cammino di andata e ritorno della rinascita. La rigenerazione nella palingenesi.



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